La canzone 'Cities In Dust' di Siouxsie And The Banshees è un ritratto inquietante della distruzione e dei resti di un passato un tempo glorioso. I testi evocano immagini di una città devastata, forse da un disastro naturale o dalle ingiurie del tempo. La frase ripetuta 'Oh, oh, la tua città giace nella polvere, amico mio' funge da cupo ritornello, sottolineando il danno irreversibile e la perdita di quello che una volta era un luogo fiorente. Le immagini dei bambini che corrono e dell'acqua che scorre giustappongono l'innocenza e la continuità della vita sullo sfondo della rovina.
La canzone potrebbe essere interpretata come una metafora della natura transitoria delle conquiste umane e dell'inevitabile decadimento delle civiltà. I riferimenti alla 'preghiera al santuario dei Lari' suggeriscono un collegamento con l'antica Roma, dove i Lari erano divinità che proteggevano la casa e la famiglia, suggerendo un tema più ampio di cicli storici di crescita e distruzione. Le vivide descrizioni di 'corpi fusi' e 'una coltre di cenere' dipingono il quadro di un evento catastrofico, che ricorda eruzioni vulcaniche come quella che seppellì Pompei.
Siouxsie And The Banshees erano noti per il loro stile post-punk e rock gotico, spesso esplorando temi oscuri e complessi nella loro musica. 'Cities In Dust' è un potente esempio della loro capacità di fondere testi evocativi con una melodia inquietante, creando una canzone che risuona con gli ascoltatori e invita alla riflessione sull'impermanenza degli sforzi umani e sui segni che lasciano dietro di sé.