'Custer' degli Slipknot è una traccia viscerale e aggressiva che incapsula il suono e il contenuto tematico caratteristici della band. Il titolo stesso della canzone è un probabile riferimento al generale George Armstrong Custer, noto per la sua ultima resistenza nella battaglia di Little Bighorn, che potrebbe simboleggiare una posizione di sfida contro probabilità schiaccianti. I testi trasmettono un senso di frustrazione e ribellione contro le norme sociali e la soppressione dell'individualità. Le righe di apertura danno il tono a un messaggio dirompente, avvertendo gli ascoltatori dell'intensa natura del contenuto della canzone.
Il ritornello della canzone, con il suo uso ripetuto di parolacce e la frase 'tagliami e mandami a puttane', suggerisce una risposta autodistruttiva alle pressioni e alle critiche della società. Questo potrebbe essere interpretato come una metafora di come, secondo l'artista, la società cerca di modellare gli individui, eliminando la loro unicità e 'rovinando' il loro senso di sé. I versi approfondiscono i temi della mediocrità, del conformismo e della lotta contro l'essere schiacciati dalla 'gente comune' con la sua 'gelosia e ignoranza'. La canzone riflette un disprezzo per il mondano e il desiderio di liberarsi dai vincoli di ciò che è considerato normale o accettabile.
La canzone tocca anche l'idea di comprendere le proprie battaglie e di combattere contro la paura e l'inferno, che potrebbe essere una metafora di demoni personali o sfide sociali. La menzione di 'androginia e insulti' e la lotta per essere 'difficili' potrebbero affrontare le critiche che la band, e più in generale, gli individui non conformi, affrontano quando sfidano le norme tradizionali. 'Custer' è un grido di battaglia per coloro che si sentono emarginati e incompresi, incoraggiando la resistenza e l'abbraccio del proprio vero sé, nonostante l'inevitabile reazione negativa.